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Posted on Author Miran Posted in Internet


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    Lasciamo perdere. A Torino sono anti-fascista perché ci sono gli operai, i sindacati e il partito comunista. Virginia Agnelli non è stata mai sufficientemente ricordata e onorata, edifici o scuole che le sono intitolate portano il nome di suo marito Edoardo insieme al suo. È stato cancellato anche Giorgio, il secondo figlio maschio di Virginia, il fratello numero sei —nato il 12 maggio —, morto a Rolle in Svizzera nel alla vigilia del suo trentaseiesimo compleanno.

    Era stato ricoverato in un ospedale psichiatrico dopo che Gianni e Susanna firmarono una richiesta di internamento e chiamarono i carabinieri per farlo portare via.

    Nel sito è raffigurato un manifesto commemorativo in cui una grande forbice taglia in due una foto con la figura di Edoardo. Dunque i tentativi di speculazione sulla sua presunta e mai provata conversione alla religione islamica continuano. Il quale dimostra davvero di non avere cuore per il suo sfortunato zio. Solo in caso di sua morte lo statuto prevede che i suoi figli possano diventare soci ereditando le quote del padre.

    John è uno che quando vuole dimentica, ma molto più spesso ricorda fin troppo bene. Non si nomina un ragazzo pochi giorni dopo la morte di Giovanni Alberto, per riempire un posto. Se quel posto fosse rimasto vacante per qualche mese, almeno il tempo del lutto, non sarebbe successo niente. Edoardo, e questo è un passaggio fondamentale, afferma che suo padre nutriva perplessità per quella scelta su Jaky. Forse era davvero questa la realtà.

    Una scelta negativa per la Fiat e per lo stesso ragazzo, un ragazzo in gamba che rischia di venire sacrificato in un gioco più grande di lui. Io ho grande rispetto per la Fiat e per i suoi manager, che sono molto bravi. Oggi invece una parte della mia famiglia si è fatta prendere da una logica barocca e decadente. E poi quella designazione fa male al ragazzo.

    È una storia di soldi, tantissimi soldi. È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio , quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

    E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen.

    Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre. Essa è stata fondata il 23 marzo del , proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia.

    I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron. Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

    Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs.

    L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor. Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

    Cerchiamo di capire il perché. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato. Il 10 aprile , infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 , Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento.

    Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio , la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": milioni di euro.

    Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

    Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

    Il 27 giugno , l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere.

    Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" la finta Opa. Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank.

    Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli.

    Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità.

    Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry. L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i milioni del "Summary of Assets".

    E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato. Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano!

    O QUI. Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali La proposta di società ad Edoardo nel non si sa come sia cambiata statutariamente in quanto il documento del mio link.

    Edoardo Agnelli : documentario sulla sua vita prodotto da I. Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

    Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta. Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti.

    Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro!

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    Michele Masneri per Rivista Studio www. Il libro è bello, e forse perché non è prevista per ora una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi ci hanno abituati.

    E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato.

    L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

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    Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

    Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà".

    Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili.

    Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

    Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere. Dice solo: "I almost broke down". E al passato. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione.

    Famiglia Agnelli. Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata.

    Salone di Los Angeles Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica arancio di famiglia. Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show.

    Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana. À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente.

    In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest". Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita".

    Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

    Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

    Manda qualche mail le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi". L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto.

    E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo.

    Frattura ossa nasali. Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi. Escoriazione ad impronta collana alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

    Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe? Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

    Plus – Mobilità

    Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. A stampo? Otorragia dx.

    Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali. Osso mascellare quale? Destro o sinistro? Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici es. Solo che gli orari non collimano. Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata?

    Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E. Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

    Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni! A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li. A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo. A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

    A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni! A non era in forma fisica per farlo, se no il dr. Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno! Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.

    Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno! A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male! Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy! A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte? Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla. Il documento lo hanno preparato legali e notaio. Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre.

    Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli p. Splendida la sintesi dei sommarietti. Ah, ecco. Gigi Moncalvo per " Libero ". Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere.

    Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

    È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr.

    Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue. Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre giorno della morte di Edoardo - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo".

    Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

    Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse vista la strada di campagna , scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo.

    Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero. Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del , l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri anziché 1,90 e il peso in 80 kg anziché Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia.

    Ed è strano per un corpo di circa kg dopo un volo di 80 metri. Ma l'autopsia venne eseguita o no? Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

    È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio È possibile che mi sia sbagliato Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

    Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. E il dottor Ellena? Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Io ho intravisto quel certificato di morte. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita". Ma perché non fu eseguita l'autopsia? Lo chieda al magistrato Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita?

    Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno , ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato.

    Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere.

    La 'Dicembre', fondata nel , ha una visura falsa oppure vecchia di 30 anni. Dall'ostracismo a Edoardo al potere di John: quanti intrighi dietro la società. Anzi, è una vera e propria storia all'italiana di come una delle famiglie più importanti del Paese abbia potuto concludere affari nella totale omertà e compiacenza delle istituzioni per più di 30 anni.

    Ora le società degli Agnelli stanno migrando in Olanda ma dal , anno di fondazione della Dicembre, nessuno ha potuto mai sapere chi fossero i soci e le rispettive quote della cassaforte di famiglia. Ancora adesso, se si fa una ricerca alla Camera di commercio, compare una visura con dati risalenti appunto a tre decenni fa. E pensare che nel il presidente della Camera di commercio di Torino, Vincenzo Ilotte, ha premiato Gianluigi Gabetti, azionista della Dicembre, come Torinese dell'anno.

    Moncalvo, che ha lavorato a lungo sulla vicenda, l'ha ricostruita passo dopo passo, incrociando inchieste della procura di Milano e disposizioni testamentarie dell'Avvocato.

    L'atto costitutivo della società è del 15 dicembre Risulta che il capitale sia poco inferiore ai milioni di lire Il 13 giugno , con un nuovo atto del notaio Ettore Morone, al culmine della guerra tra Umberto e Romiti, l'Avvocato farà uscire entrambi dalla Dicembre e le loro due azioni passeranno a Franzo Grande Stevens e a sua figlia Cristina che ha solo 29 anni. John, presidente di Fca, il principale azionista, non è nemmeno indicato in quel registro in cui ogni società, per legge, dovrebbe comunicare ogni variazione societaria, statutaria e azionaria..

    La quota di Marella sale da 10 mila lire a 5 miliardi e 10 mila lire. Ed entra un altro nuovo socio, Cesare Ferrero, con una azione. Tuttavia, non ci sarà bisogno dell'articolo 7, perché Edoardo morirà nel , tre anni prima di Gianni.

    Ma non è tutto. Ma Marella è molto anziana: se non fosse in condizioni buone di salute e per caso dovesse morire, dove troverebbe John il secondo voto che gli è necessario per far entrare nuovi soci? La storia non finisce qui.

    Grazie al raffronto dei modelli unici presentati all'Agenzia delle entrate dal al si riesce a capire come è cambiato l'azionariato in aeguito alla morte dell'Avvocato. Dopo il 24 gennaio , infatti, vengono modificati i patti sociali. In questo documento c'è la nuova composizione azionaria prima che Margherita venga liquidata e la modifica importantissima dell'articolo 7.

    Infine si arriva al , cioè all'ultima dichiarazione dei redditi nota, allegata agli atti dell'inchiesta dei pm Eugenio Fusco e Gaetano Ruta, poi archiviata per mancanza di collaborazione delle autorità giudiziarie svizzere. Scritto da Gigi Moncalvo. E pensare che parlano, ogni due per tre, di trasparenza, limpidezza, casa di vetro, etica, valori morali.

    Non vi fornisce nemmeno il numero di repertorio. Forse a rogare sarà stata sua sorella Giuseppina? Tutti gli altri restano con la loro singola azione che conferisce un potere enorme. A Torino se ne fregano. Non ottiene nessun riscontro. Passano i mesi, vengono fornite tutte le informazioni, il giornalista comincia a diventare fastidioso. Il giornalista va, fa protocollare le domande, sollecita e scrive.

    Ma perché tanta segretezza su questa società-cassaforte? Quei lupi a guardia degli Agnelli. Qui viene il bello.

    Franzo Grande Stevens , il cui studio ha lo stesso indirizzo. Appena quattro anni dopo la costituzione, e cioè il 13 giugno repertorio notaio Morone n. Grande Stevens e, colpo di scena, sua figlia Cristina , 29 anni. Andiamo avanti. Il capitale viene aumentato di venti miliardi di lire, che vanno ad aggiungersi a quegli iniziali 99, milioni di lire. Ancora una volta è platealmente escluso Edoardo, il figlio di Gianni. Agli eredi del defunto spetterà solo una somma di denaro pari al capitale conferito.

    Senza pensare alla violazione del diritto successorio italiano. Insomma Gianni Agnelli ha consegnato ai quattro il controllo assoluto della situazione a scapito di se stesso e dei propri famigliari. Secondo scenario. Chi sono i vincitori? Chi ha impedito in tal modo che Marella, Margherita e John invece si potessero alleare per comandare insieme o scegliere qualcuno della famiglia, o non qualche estraneo, per la sala di comando?

    Al capitale di In tal modo il capitale diventa di 7. Tutto questo fino al Ma oggi la situazione, specie per quanto riguarda i patti sociali, qual è?

    John comanda davvero o no? Nel caso in cui, lo ripetiamo come nel precedente articolo, dovesse decidere di ritirarsi in un monastero o gli dovesse accadere qualcosa come allo zio Edoardo? Ecco perché forse esiste tanta segretezza. Non sarebbe bene che dai registri della Camera di Commercio risultasse qualcosa di attuale e di aggiornato? Oppure bisogna aspettare altri 15 anni? Invece anche o perfino? Senza risultato.

    Il che dimostra come in due righe si possano infilare parecchie menzogne e non si accendano legittimi interrogativi. All'obiezione che è il più importante socio dell'accomandita Agnelli, che è stata la cassaforte dell'Avvocato ora del nipote , che è più volte citata sulla stampa italiana e internazionale, la risposta non cambiava.

    Ma Gerevini, rispetto al sottoscritto, per quale ragione non ha mai pubblicato un rigo su questa scandalosa vicenda, non ha informato i lettori, non ha denunciato pubblicamente questa anomalia e illegalità che ammette di aver toccato con mano?

    Non pensa, il Gerevini, che sarebbe bastato un piccolo articolo sul suo autorevole giornale per smuovere le acque? A Torino tutto è possibile. Che cosa aspettano a richiederli? Forse temono che il loro sollecito rimanga di nuovo senza riscontro? E quindi diventa molto facile dire: ora che vi hanno scovato, ora che sta venendo a galla la verità, non vi pare corretto e opportuno mettervi pienamente in regola?

    Oppure volete che sia di nuovo un giudice a ordinarvi di farlo? E Jaky Elkann non ha capito quanto sia importante, per sé e per il proprio personale presente e futuro, che le cose siano chiare e trasparenti, nel suo stesso interesse? Niente di tutto questo. E adesso? Non solo noi nutriamo qualche dubbio sul fatto che la società si metta al passo con i documenti. Ma a questo punto, svelati i giochi, la partita è iniziata e se la società di Jaky Elkann si rifiuta di adempiere alle regole di trasparenza è di per sé una notizia.

    Chi diventerebbe il primo azionista del gruppo? Non certo una anziana signora, con problemi di salute, che vive tra Marrakech e Sankt Moritz? Ci permettiamo di chiedere: ingegner John Elkann, a queste cose lei ha mai pensato? E perché le tollera? Al Centro Congressi del Lingotto partita l'assemblea dei soci della Juve seguila con noi. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. In attesa che Andrea Agnelli apra i lavori con la sua lettera agli azionisti, la relazione finanziaria annuale unisce ai numeri la passione.

    Nelle pagine iniziali sono contenute le immagini salienti dell'ultimo anno, iniziato con il ritiro di Bardonecchia, proseguito con l'inaugurazione dello Juventus Stadium, la conquista del titolo di campione d'inverno e del Viareggio da parte della Primavera, e culminato con la vittoria dello scudetto e della Supercoppa.

    Due dei cinque nuovi volti del Consiglio di Amministrazione della Juventus non sono presenti nella sala del Lingotto. L'avvocato Giulia Bongiorno è impegnata in una causa mentre il presidente del J Musuem, Paolo Garimberti, è fuori Italia per il Cda di EuroNews, ma comunque in collegamento in videoconferenza.

    La sfida all'Europa è lanciata. Ora lui ha scelto una nuova esperienza, ricca di fascino: porterà sempre con sè la Juventus". Oggi la squadra è completa, lavora quotidianamente per ottenere gli obiettivi di vincere sul campo e di ottenere un equilibrio economico finanziario.

    E' una missione alla quale questa gestione non intende sottrarsi. Quando ho ricevuto l'incarico di presidente avevo in testa chiarissimi alcuni passaggi.

    Il primo è cambiare la società e la squadra, un percorso in continua evoluzione, ma in 30 mesi abbiamo bruciato le tappe. Churchill diceva: i problemi della vittoria sono più piacevoli della sconfitta ma non meno ardui, lo scudetto non ci deve far dimenticare il nostro mandato, vincere mantenendo l'equilibrio finanziario.

    Poi il finale, con il presidente bianconero ad affrontare un tema assai caro come quello delle riforme. Il cammino procede nella giusta direzione, 'la vita è come andare in bicicletta, occorre stare in equilibrio', diceva Einstein. E qui arriviamo al secondo punto: bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale.

    Riforma dei campionati, riforma Legge Melandri, riforma del numero di squadre professionistiche e del settore giovanile. Riforma dello status del professionista sportivo, tutela dei marchi, legge sugli impianti sportivi, riforma complessiva della giustizia sportiva, queste le tematiche su cui vorremmo confrontarci. Molti gli interventi: alcuni si sono complimentati con il presidente e i dirigenti per le vittorie, ma in tanti hanno sollevato dubbi sulla campagna acquisti.

    In particolare sono state fatte domande sul caso Berbatov, su Iaquinta e Giovinco. Infine si è dichiarato contrario allo stipendio di mila euro che la società elargisce a Pavel Nedved.


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