Chrisadamo

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Posted on Author Dashicage Posted in Sistema


    Allo scopo di adattare i Comandamenti all'ideologia comunista, il regime li riduce a nove. La vita di Mosè, l'uomo che, nato in Egitto da una donna della tribù di Levi, guidò il popolo schiavo d'Israele verso la Terra Promessa. Il film ha ottenuto 7. Mosé, dopo aver ricevuto le tavole della Legge, muore, ormai vecchio, vedendo soltanto da lontano la Terra Promessa. Il film è diventato l'esempio per eccellenza. Mosé, dopo aver ricevuto le tavole della Legge, muore, ormai vecchio, vedendo soltanto da lontano la Terra Promessa. Note. Il film è diventato l'.

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    Seconda parte[ modifica modifica wikitesto ] Mosè torna in Egitto e, in compagnia del fratello Aronne , si reca presso la corte del faraone.

    Quel giorno diversi ambasciatori si recano da Ramesse e sua moglie Nefertari , tra cui quello di Priamo , re di Troia , che porta in dono un lenzuolo di seta , e quello di Gerico. Mosè parla al Faraone come ambasciatore del regno di Dio: Nefertari lo riconosce immediatamente e freme per riabbracciarlo. Per dimostrare la sua fermezza, Mosè ordina ad Aronne di gettare ai piedi del faraone il suo bastone che istantaneamente si trasforma in un cobra. Jannes, su ordine di Ramesse, fa lanciare a terra due bastoni, compiendo lo stesso prodigio.

    Ma, tra lo stupore generale, il cobra di Mosè divora quelli di Jannes. Gli ebrei di Gessen esultano vedendo tornare Mosè e lo acclamano come loro Liberatore.

    Giosuè crede che Mosè sia il Liberatore e ringrazia Dio, mentre in lontananza si intravede la sagoma di Dathan che ha osservato tutta la scena.

    Il giorno dopo Ramesse e le guardie di palazzo cercano l'assassino. Dathan si presenta al principe e gli rivela tutto in cambio del posto di governatore di Gessen. Ramesse accetta la proposta e scopre con sgomento che il Liberatore è proprio Mosè, il tanto odiato cugino. Debra Paget e John Derek Lilia e Giosuè È il giorno del giubileo di Sethi e il palazzo è in festa in attesa della scelta che farà il faraone.

    Ramesse è stranamente allegro: ordina a Pentauro di far entrare il Liberatore degli ebrei. Sethi è impaziente di vedere chi egli sia, ma rimane sbalordito quando scopre che si tratta di Mosè: piomba il silenzio nella sala mentre Mosè viene condotto in catene davanti al faraone.

    Il sovrano crede che si tratti di una messa in scena orchestrata da Ramesse e chiede spiegazioni al nipote: ma Mosè rivela la sua identità ebrea e dichiara che se avesse la possibilità di liberare gli schiavi lo farebbe. Sethi, affranto, è costretto a condannarlo a una pena che Ramesse stesso deciderà: " Che il nome di Mosè sia cancellato da ogni libro e da ogni tavola, sia cancellato da ogni colonna e da ogni obelisco, cancellato da ogni monumento dell'Egitto, che il nome di Mosè non sia più pronunciato e scompaia dalla memoria di ognuno per sempre.

    Il futuro faraone gli comunica la sua condanna: non morirà perché non vuole che Nefertari lo ricordi come un martire, ma sarà abbandonato nel deserto e sarà solo il destino a decidere se si salverà. Intanto Dathan è stato nominato governatore di Goscen e Lilia è diventata di sua proprietà: se si concederà a lui, Giosuè vivrà, altrimenti verrà ucciso.

    A malincuore Lilia è costretta ad accettare. Mosè viene portato ai confini dell'Egitto dalle guardie di Ramesse, condannato a vagabondare nel deserto.

    Riceve un bastone, il mantello levitico che Yochebed, prima di morire, ha voluto donargli e provviste di acqua e di cibo sufficienti per un solo giorno.

    Nelle vicinanze, alcune ragazze stanno abbeverando il proprio gregge: sono le figlie di Jetro, lo sceicco di Madian, guidate da Sefora Yvonne De Carlo , la figlia maggiore. Trovano Mosè addormentato vicino ad un cespuglio, felici di vedere un uomo, dato che non se ne vedono molti da quelle parti. Mentre discutono tra loro, arrivano nell'oasi dei pastori amaleciti, decisi a rubare il gregge. Sefora cerca di difendere le pecore, ma viene colpita: interviene allora Mosè che li scaccia a colpi di bastone.

    Le ragazze lo portano dal padre che lo accoglie nella sua tenda: Mosè rivela la sua identità al vecchio sceicco e questi decide di affidargli un lavoro come pastore. Sefora lo porta al gregge e gli mostra il monte Sinai, la montagna infuocata dove abita Dio. Grazie all'aiuto di Mosè, il gregge di Jetro cresce come cresce anche il rispetto che il vecchio manifesta verso il giovane. Decide di dargli in sposa una delle sue figlie le quali, per facilitargli la scelta, danzano per lui: ma Mosè, che conserva ancora nel cuore la figura di Nefertari, non riesce a scegliere e si allontana.

    Fuori incontra Sefora, l'unica a non aver partecipato al banchetto: è lei che decide di sposare.

    Genere: Drammatico

    Disteso nel suo letto, il vecchio Sethi aspetta che la morte lo raggiunga circondato da Nefertari, Ramesse e i sacerdoti reali.

    È solo Nefertari che egli lascia a malincuore, l'unica persona che ha amato. Passano gli anni e Mosè vive alle pendici del Sinai con la moglie Sefora e il figlioletto Gherson. Mentre fa pascolare le pecore, sente i cani che abbaiano: si avvicina e trova un uomo che per sfuggire loro si è rifugiato su una roccia.

    Si tratta di Giosuè, fuggito dalle miniere in cui era stato rinchiuso. Lo disseta, gli dà da mangiare e chiede di sapere cosa gli sia successo. Mentre parlano, nota che in cima al monte si trova una strana luce: un roveto che arde ma senza che il fuoco lo consumi.

    Decide di andare a vedere e scala il santo monte. Dal rovo ardente proviene una voce che lo chiama e gli ordina di togliersi i calzari poiché calpesta terra sacra. Mosè obbedisce e si inginocchia, avendo compreso che è Dio a parlare dal roveto. Poi gli chiede come mai non ascolta il pianto del suo popolo in Egitto: ma il Signore conosce il dolore della sua gente e proprio per questo ha deciso di mandare lui dal faraone, per chiederne la liberazione.

    Mosè teme di non esserne capace, ma Dio lo aiuterà, dicendogli cosa dire e compiendo prodigi per convincere Ramesse a liberare gli schiavi.

    Infine gli ordina di tornare sul monte Sinai, dopo essere uscito dall'Egitto con il suo popolo, per ricevere le leggi eterne. Sefora e Giosuè, rimasti a valle, vedono riapparire Mosè, illuminato in volto, diverso dal solito: adesso Dio è dentro di lui e libererà il suo popolo.

    Giosuè esulta, affermando che gli ebrei si armeranno e colpiranno gli egiziani. Quel giorno diversi ambasciatori si recano da Ramesse e sua moglie Nefertari, tra cui quello di Priamo, re di Troia, che porta in dono un lenzuolo di seta, e quello di Gerico. Mosè parla al faraone come ambasciatore del regno di Dio: Nefertari lo riconosce immediatamente e freme per riabbracciarlo.

    Le parole di Mosè sono categoriche: Ma Ramesse rifiuta. Per dimostrare la sua fermezza, Mosè ordina ad Aronne di gettare ai piedi del faraone il suo bastone che istantaneamente si trasforma in un cobra.

    I Dieci Comandamenti

    Nefertari e suo figlio si allontanano terrorizzati: il solo Ramesse non sembra spaventato. Jannes, su ordine di Ramesse, fa lanciare a terra due bastoni, compiendo lo stesso prodigio. Ma, tra lo stupore generale, il cobra di Mosè divora quelli di Jannes. Ramesse, per nulla scosso, non solo rifiuta la richiesta di liberare il popolo ebreo, per quanto ordina che gli schiavi da quel giorno in poi fabbrichino i mattoni senza paglia, cosa impossibile senza un prodigio: Mosè è costretto ad allontanarsi, tra le risate degli ambasciatori e sotto lo sguardo sempre innamorato di Nefertari.

    Gli ebrei di Gessen esultano vedendo tornare Mosè e lo acclamano come loro Liberatore. Chiedono quando usciranno dall'Egitto, ma Aronne rivela loro la triste verità: non saranno liberi, ma anzi dovranno lavorare ancora di più.

    Mosè è affranto e Dathan, che ha assistito alla scena, aizza il popolo contro il profeta, chiedendo la sua lapidazione. Il messaggero di Dio non ha paura, chiede solo che la sua gente conservi la fede. A salvarlo, inaspettatamente, arrivano le guardie del faraone che lo conducono alla nave di Nefertari, la quale lo ama ancora e non crede al suo cambiamento. Nefertari resta sbalordita nel sentire il nome della giovane pastorella e cerca di farlo tornare con lei, dicendo che una pastorella puzzerà come un montone, non sarà cosparsa di oli e creme profumate e avrà le labbra arse dal sole.

    Ma Mosè la interrompe, dicendo che Sefora ha la bellezza dell'animo, una bellezza che Nefertari non riesce a comprendere. Nefertari propone un patto al profeta: se lui tornerà con lei allora lei convincerà Ramesse a liberare gli ebrei. Sembra che Mosè stia per cedere, ma il suo spirito è forte e lui si allontana. Le donne israelite cominciano a riempire le giare d'acqua: Miriam ha sentito dire dal fratello che presto l'acqua finirà. Giosuè, tornato a Gessen con Mosè, incontra dopo tanto tempo Lilia, diventata concubina di Dathan solo per salvarlo.

    Giosuè giura che la libererà, ma Lilia crede che nemmeno Mosè riuscirà a salvarla dalla schiavitù che la opprime, una schiavitù più dell'anima che del corpo. Intanto Ramesse e i suoi sacerdoti stanno celebrando un rituale in onore del dio Nilo quando sopraggiungono Mosè e Aronne. Questa volta il prodigio sarà superiore a quello dei serpenti: il Nilo si tingerà di sangue se Ramesse non obbedirà al volere divino.

    Il sovrano, per nulla scosso, rifiuta nuovamente: Mosè allora ordina ad Aronne di stendere il bastone sulle acque del Nilo che si tingono di sangue. Mosè quindi annuncia a Ramesse:- Affinché tu conosca la potenza del Signore per sette giorni l'Egitto non avrà acqua Ma Ramesse impassibile gli risponde:- Anche se durasse sette volte sette giorni; non saranno i tuoi giochi di magia a liberare il tuo popolo E mentre recita un inno al dio e alza l'anfora e versa il suo contenuto nell'acqua tinta di sangue, l'acqua all'interno dell'anfora si colora di sangue, dimostrando quindi la potenza di dio.

    Jannes implora il faraone di ascoltare le parole di Mosè e invita il profeta al suo palazzo. Ramesse confessa che queste piaghe l'hanno spaventato in un primo momento, ma alla fine ha capito che erano solo opera della natura e non di Dio. Mosè allora minaccia di punire l'Egitto con due piaghe ancora maggiori: una grandinata infuocata e l'oscurità per tre giorni di seguito. Ramesse lo caccia dal suo palazzo, non crede alle sue parole ma, mentre ancora esse echeggiano nella sua mente, dal cielo comincia a piovere grandine infuocata.

    Dopo i tre giorni di oscurità i ministri del faraone si radunano attorno al loro signore, chiedendo la liberazione degli ebrei. Ramesse sembra cedere con lo scriba che ha già scritto il mandato che consente agli ebrei di lasciare l'Egitto: ma Nefertari, assetata di vendetta, si avvicina furtiva al marito e lo incita a resistere, per non dimostrarsi debole di fronte agli altri re.

    Mosè viene convocato a palazzo, dove il faraone, dando ascolto alla moglie, calpesta il documento di fronte agli occhi del profeta e dei ministri disperati. A tale vista, Mosè minaccia di punire l'Egitto con un'ultima orribile piaga, talmente orribile da costringere il faraone a mandarli via.

    Ramesse va su tutte le furie e ordina al profeta di non tornare più da lui. Mosè si allontana. Il faraone ordina alle guardie di palazzo di radunare l'esercito: quella notte tutti i primogeniti ebrei verranno uccisi, a cominciare dal figlio di Mosè. Nefertari non voleva si arrivasse a tanto: decide allora di recarsi a Gessen per chiedere a Sefora di fuggire a Madian insieme al figlio, salvandolo dalla morte. Mosè, ignaro di tutto, torna a casa, ma trova solo Nefertari ad aspettarlo: gli spiega l'accaduto, la fuga di Sefora e l'ordine di Ramesse.

    Mosè è come illuminato: l'ordine del faraone si ritorcerà contro di lui in quanto non saranno i primogeniti ebrei a morire, ma quelli egiziani.

    Nefertari impallidisce al pensiero che suo figlio morirà e prega Mosè di salvarlo, come lei ha salvato il suo.

    I dieci comandamenti [2]

    La regina va via, convinta che Mosè non ucciderà suo figlio perché l'ama ancora. Non appena Nefertari esce, Mosè scoppia in un attacco di ira e chiede a Dio il perché di tutto questo. Si salveranno solo i primogeniti le cui case saranno contrassegnate con il sangue di un agnello sull'architrave. Giosuè corre verso la casa di Dathan, dove è rinchiusa Lilia e, senza che nessuno se ne accorga, segna la porta col sangue dell'agnello per salvaguardarla dalla morte.

    La luce lunare viene ottenebrata da un misterioso fumo verde che forma nel cielo la figura di una mano scheletrica. All'interno delle proprie case gli ebrei celebrano la Pasqua, la festa della liberazione, mangiano pane non lievitato ed erbe amare, mentre tutt'intorno si odono le grida delle madri egiziane e dei loro figli. Bithia chiede e ottiene da Mosè di poter entrare per stare insieme a loro. Dal palazzo reale, Ramesse e i suoi soldati osservano il morbo che si propaga: un fumo verdastro invade le strade egiziane.

    Lo vedono salire lentamente i gradini del palazzo e avvolgerli, mentre i soldati si stringono spaventati. Ramesse ordina al figlio primogenito di Pentauro di richiamare le truppe per cominciare lo sterminio dei primogeniti ebrei ma il morbo li avvolge e il ragazzo cade a terra morto. Ramesse comprende che la vita di suo figlio è seriamente in pericolo e corre verso di lui: il piccolo è nel letto moribondo insieme alla madre e a uno sbigottito medico.

    Ordina alla sua guardia personale di chiamare subito Mosè: gli ebrei saranno liberi purché suo figlio rimanga in vita. Proprio mentre il profeta esce dal palazzo, Nefertari entra nella sala del trono con il corpo esanime del piccolo.

    Ramesse è pietrificato, prende in braccio il figlio morto e lo pone sulla statua del dio Sokar, chiedendone il ritorno in vita. Passa la notte e gli ebrei suonano i corni esultanti. Le strade egiziane si riempiono di ebrei, ora liberi e non più schiavi.

    Portano con sé i propri animali, le proprie cose, le proprie famiglie, fiduciosi del futuro, sicuri che Dio presto troverà una terra soltanto per loro. Le guardie del faraone vedendo come anche l'architrave della casa di Dathan sia stata contrassegnata con il sangue lo costringono ad andare via con gli ebrei. Giosuè dà un ordine e una direzione a ognuno, Aronne insieme ai sacerdoti conduce in processione il feretro di Giuseppe per riportarlo nella sua terra natia e Mosè, commosso, osserva il suo popolo finalmente libero.

    Intanto Ramesse continua a pregare invano le divinità egizie. Nefertari lo riporta alla realtà: suo figlio è morto e adesso coloro che sono stati causa della sua morte, Mosè e la sua gente, esultano trionfanti perché si sono fatte beffe del sovrano d'Egitto. Ramesse va su tutte le furie e ordina all'esercito di prepararsi. Inseguirà gli ebrei e li sterminerà uno ad uno: lui stesso schiaccerà Mosè sotto le ruote del suo carro.

    Dalla prima scena appaiono improvvisamente i guerrieri Shardana della guardia del faraone. Costumi magnifici, aderenti alla storia conosciuta. Sono sempre al fianco del faraone, lo scortano ed intervengono in diverse scene. Nel cast c'è anche il capitano dei sardi col costume da ufficiale.

    Appaiono armati con le tipiche spade di bronzo a foglia di mirto e con gli elmi con corna e armature di bronzo non ossidato come siamo abituati a vedere nei musei ma luccicanti e ricostruiti fedelmente. I guerrieri sardi appaiuono solo nella prima parte del film. Poi realizzando in seguito che il periodo storico potesse coincidere con la presenza dei guerrieri Shardana in Egitto ho deciso di rivedere il film..

    La frase l'ho riascoltata..


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