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TESI LAUREA AGGRESSIVITA SCARICA

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    Tesi di laurea Psicologia e Sociologia · Tesi di laurea Tesi di laurea sull' aggressività, Tesi di laurea di Criminologia Scarica il documento. Definizioni a confronto Il concetto di aggressività è stato da sempre oggetto contribuiscono a rinforzare la tesi secondo la quale il nostro cervello .. di bisogni sensoriali fino al tentativo di scaricare la tensione causata dal dolore associato alla comparsa degli incisivi. .. Tesi di Laurea di: Giulia BIDINOST. Nel sito sono pubblicati gli Abstract o le Tesi su autorizzazione del Relatore. Il comportamento aggressivo del bambino (ADHD) e il riconoscimento di segni e. Corso di Laurea magistrale in Lavoro . mappare i comportamenti aggressivi nei confronti degli assistenti sociali? Questo lavoro Il primo capitolo di questo lavoro di tesi vuole essere una rivisitazione dei temi fondativi del temporaneamente di un livello di angoscia troppo alto, attraverso una scarica motoria.»

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    I dati contenuti nella presente Rubrica sono conformi al Codice della Privacy e al Codice dell'Amministrazione Digitale. Il ruolo dell'infermiere di pediatria nel modello ETC nella gestione del bambino politraumatizzato in pronto soccorso generale del Policlinico di Modena. Analisi qualitativa. Conoscere per non avere paura: il potere dell'empowerment. Proposta di opuscolo informativo. L'assistenza infermieristica al paziente in shock settico, una revisione della letteratura.

    Oppure si parla di un linguaggio sonoro come organizzazione dei segni uditivi naturali rumori, silenzio ecc. Ma onestamente, cos'è un segno? Il segno è un signi ficante che si usa al posto del signi ficato ad esempio la parola albero, o il disegno di un albero, o lo schema senso-motorio dell'arrampicarsi, o il suono dello stormire di fronde, o l'odore caratteristico di un albero sono tutti elementi che possono rappresentare il concetto di "albero", e cioè sono signi ficanti del medesimo signi ficato.

    Ponendo l'attenzione sul signi ficante, si possono classi ficare i segni in 3 differenti categorie: 1 SEGNALI e INDICI, rispettivamente quando sono sia una parte del signi ficato e sia quando sono essenzialmente legati al signi ficato come l'ombra all'albero o il fumo al fuoco ; 2 SIMBOLI, quando il segno, pur non essendo intrinsecamente legato al signi ficato, gli è collegato tramite l'analogia, cioè quel rapporto che caratterizza anche il legame espressione-signi ficato nelle forme retoriche o parlar figurato come la metafora appartenenti al linguaggio verbale fonetico, e che sussistono anche nel linguaggio verbale scritto non fonetico per ideogrammi e nei linguaggi non verbali come nella lingua dei segni dei non udenti.

    Per questa strada, ci sono molti concetti relativi al linguaggio espressivo che emergono e con cui si designano e si de finiscono precisamente le operazioni principali implicate nel dar senso all'atto educativo e su cui è senz'altro necessario avere idee chiare: come animazione e improvvisazione, drammatizzazione e interpretazione, imitazione e simbolizzazione.

    In tal modo i vari livelli si possono esplicare differenti capacità espressive e diverse abilità motorie strumentali, adeguabili, in una ipotetica situazione di normalità, ed anche se soltanto in via del tutto indicativa, perché bisogna pur tener conto del livello di complessità dei contenuti speci fici alla scuola.

    Tuttavia è bene tener presente la caratterizzazione principale di questo ambito rispetto ai precedenti: una caratterizzazione che consiste nel maggior coinvolgimento emotivo-affettivo sul corpo tramite la ricerca perseguita dello scon finamento nel fantastico, di quella dimensione dell'esperienza vissuta che prima è stata invece applicata prevalentemente ad una percezione sensibile finalizzata alla presa di coscienza della realtà.

    E mentre prima le operazioni motorie logiche vengono sistemate all'interno di una struttura oggettiva che parla un linguaggio atto o diretto a rendere evidente un contenuto e si serve delle regole della logica, ora le operazioni motorie espressive creatrici di signi ficati si sviluppano tramite un linguaggio connotativo e secondo le regole della metafora. Sono necessari all'apprendimento sia un minimo livello di coscienza di sé e di controllo motorio del corpo e quindi, delle capacità controllo della contrazione e decontrazione muscolare, di controllo elementare delle caratteristiche principali del movimento, di una certa coscienza delle posture e dello schema corporeo, globalmente parlando, e di una minima capacità di rapportarsi agli altri, sia pure semplicemente nel gioco collettivo.

    In questo caso è l'insegnante che propone verbalmente mentre i bambini improvvisano contemporaneamente e individualmente, poi a coppie e piccoli gruppi fino all'espressione collettiva di tutto il gruppo. Lo scon finamento nel fantastico è stimolato particolarmente dall'investimento indotto dal costume per il corpo casacchina , da un supporto - attrezzo per il gesto palla.

    Dalla fase di induzione individuale favorita dalla presenza di un oggetto per bambino , progressivamente si deve passare ad una fase collettiva al fine di sviluppare un vissuto di supporto all'immaginario condiviso dalla classe intera e su questo poi innestare le operazioni di analisi o di produzione individualizzate o di gruppo.

    L'espressione spontanea su fabulazione è l'evoluzione dello step precedente: viene narrata una breve storia e il bambino l'interpreta espressivamente con gesti e utilizzando spazi, arredi e attrezzature a disposizione, partendo con la fase espressiva solo dopo aver provocato una consistente sensibilizzazione del vissuto.

    Ecco perchè una proposta didattica ideale è rappresentata dalla drammatizzazione. Il racconto fantastico asseconda la natura stessa del bambino il quale, immagina, fa finta di La comunicazione gestuale parte da minimo sviluppo della capacità simbolica, normalmente in via di costruzione con la nascita del linguaggio verbale. In particolare la capacità richiesta è in relazione all'uso di un codice espressivo condiviso con gli altri pari.

    In conclusione, i fondamentali elementi gestuali su cui avviare una esperienza di drammatizzazione diventano: l'azione del corpo, il gesto espressivo, il controllo dello spazio e il rispetto dei tempi. E' una socializzazione che si costruisce con il tempo, attraverso varie fasi. Tra a primi a fare dell'interazione sociale e della sua interpretazione una questione centrale, è stato Blumer poi ripreso da Mead.

    Mead sosteneva che le interazioni fra individui e gruppi di individui non nascano da una serie di risposte a stimoli prospettiva comportamentista , ma dall'interpretazione dei signi ficati simbolici attribuiti agli stimoli stessi.

    In tale idea acquistano ruolo principale i processi interpersonali tramite i quali gli individui si rapportano al proprio modo di pensare e a quello che presumono essere dell'altro, per scegliere le linee di condotta da seguire.

    Al tempo stesso viene dato risalto all'attività di simbolizzazione svolta dagli individui nel corso dell'interazione e allo sviluppo di capacità interpretative delle proprie e delle altrui esperienze.

    Il tipo di rapporto sociale privilegiato da questo approccio è quello che emerge da un'intensa attività interpretativa e de finitoria della situazione in cui si trovano coinvolti gli attori. E' appunto attraverso l'interazione sociale che il bambino sviluppa la conoscenza di sé e il sentimento della propria identità.

    Premesse In ambiente scolastico, il gioco è una delle parti più trascurate. C'è una sorta di relazione tra personalità del bambino nel gioco, rispetto a quella che assume durante le sue attività non ludiche?

    Dunque sfruttando la mia esperienza con il Giocosport nella scuola primaria di Tresigallo, in provincia di Ferrara, ho voluto cogliere l'opportunità per far luce a queste mie domande. Il gioco puro consente al bambino di espletare tramite il gioco i loro bisogni. Un bambino che gioca, oltre ad attivare le funzioni fisiologiche, prova emozioni, esprime sé stesso, comunica, conosce, pensa e organizza ma in più si mette in relazione con i propri pari proprio attraverso il movimento.

    Con il giocosport in più, un bambino è capace di riutilizzare in forma personale, originale e creativa abilita motorie già apprese e la disponibilita a precisarle sempre di piu, man mano che le esegue e le ripete, fino a farle diventare abilita o condotte speci fiche. In più, oltre a migliorare le capacita psico fisiche del bambino, è attivita motoria di base praticata in forma ludica, polivalente, differenziata che si innesta su abilita motorie generali.

    Articolazione del lavoro Il lavoro è stato articolato su 4 settimane, in cui nelle prime tre ho fatto rientrare il simbolismo sotto tre diverse forme, mentre la quarta lezione, e quindi l'ultima settimana, è stata utilizzata per svolgere un focus group insieme ai bambini riguardo il lavoro svolto insieme. Il percorso seguito è cominciato con libera rappresentazione di un animale, contenuto all'interno di una storia da me raccontata; in seguito il simbolismo è stato applicato nei disegni, cercando quindi l'espressione gra fica del proprio essere e della propria emotività senza ricorrere all'aiuto di un adulto o alla sua guida, e in fine per concludere il percorso, abbiamo applicato il simbolismo durante lo svolgimento dei giochi tradizionali.

    Ognuno di questi lavori è stato svolto per entrambe le classi prime, che saranno d'ora in poi indicate come I A e I B; tuttavia non è stato svolto in maniera identica, poiché ogni classe ha mostrato una sua identità peculiare che va rispettata. Ho scelto questo libro perchè ambientato in un mondo fantastico, popolato da animali con cui dif ficilmente i bambini di 6 anni hanno già avuto esperienza. In più, l'ambiente giungla mi ha suggerito l'idea di un mondo fuori dagli schemi e del tutto impossibile da vivere nella nostra realtà.

    Durante il racconto, ho lasciato loro la più libera interpretazione possibile: l'unica richiesta che ho fatto, infatti, è stata quella di scegliere uno o più personaggi, durante la narrazione, e di interpretarli con il movimento corporeo. In particolare dovevano enfatizzare l'azione che io raccontavo in quel preciso momento. Tuttavia, essendo una classe prima, al primo accenno di libertà, è scaturita l'anarchia: chi eseguiva alla lettera ogni azione per ogni diverso personaggio con ricerca di nuove espressioni motorie, chi usava per pretesto la libertà di espressione per giocare con i compagni non curando la fedeltà delle azioni, chi eseguiva sempre la stessa azione di un animale per gli altri, diversi.

    Ecco perché con la I B ho invece impostato il lavoro sulla libera interpretazione in maniera diversa. Questo gioco ha riscosso un grande successo all'interno della classe: tutti si muovevano liberi nello spazio, dando sfogo alla propria immaginazione.

    Questa volta, la mia attenzione è ricaduta sulla netta differenza tra maschi e femmine riguardo la scelta dell'animale: i maschietti si sono dimostrati più fantasiosi, ognuno ha scelto un animale diverso, forse sentendo di più la competitività e cercando quindi di trovare un animale più originale del compagno.

    Le femminucce invece, hanno quasi tutte scelto come animale lo stesso deciso dalla compagna precedente, anzi oserei dire che si sono quasi tutte copiate a vicenda. In particolare, la mia richiesta vedeva di mettere su carta l'animale che avrebbero voluto essere.

    Per la precisione, la mia richiesta è stata fatta dopo la prima settimana, e il disegno mi sarebbe dovuto arrivare la seconda settimana, quindi alla lezione seguente. In particolare, il disegno più gettonato è stato il serpente ben 9 serpenti! Rappresentava l'unico animale che richiedeva di muoversi strisciando a terra, e il contatto con il terreno, raramente richiesto nella vita quotidiana, potrebbe aver scatenato lo stimolo di piacere in molto bambini.

    Non è da trascurare inoltre il fattore della moltitudine: durante la settimana, sicuramente i bambini avranno parlato tra di loro riguardo il disegno, e i bambini privi di iniziativa potrebbero aver copiato gli altri. Per quanto riguarda la I B, i disegni raccolti sono stati invece molto più originali solo 2 sono state le copie! Mercurio, messaggero degli Dèi.

    Sono infatti più presenti disegni di animali come il gatto, coniglio, coccinelle con pochi riferimenti ad animali selvaggi meno conosciuti direttamente. I giochi tradizionali La terza settimana di lezione, ho voluto sperimentare l'inserimento della simbologia degli animali, nei giochi tradizionali. Si gioca in gruppo e tutti i bambini tranne uno, definito la "stella", si allineano a un'uguale distanza da un muro.

    Il bambino invece che impersona la "stella", si appoggia al muro dando le spalle a tutti gli altri, e conta ad alta voce "uno, due, tre, stella! Mentre quest'ultimo è girato e sta contando, gli altri possono avvicinarglisi nella maniera che più preferiscono, di corsa, camminando, ecc.

    Se il giocatore "stella" percepisce il movimento di un giocatore, quest'ultimo deve retrocedere fino alla linea di partenza. I comportamenti dei bambini sono stati differenti da classe a classe.

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    Con la classe I B invece, il fattore fantasia non è mai mancato. Il gioco ha funzionato ed è stato molto apprezzato anche dai bambini: c'era addirittura chi, mentre era immobilizzato, esprimeva con il volto il verso dell'animale o le espressioni stesse del viso.

    Al via dell'insegnante, i bambini cominciavano a muoversi per la palestra imitando il gesto o di volo, o di salto o di corsa o di strisciata a seconda della carta pescata mentre il cacciatore li osservava muovendosi tra di loro. Se il cacciatore tocca un bambino, e questo scoprendo la carta è effettivamente l'animale da prendere, allora diventa lui stesso il prossimo cacciatore.

    Il confronto finale E' il momento di confronto, avvenuto nella quarta lezione, che mi ha creato molte perplessità.

    Io, le insegnanti e i bambini, ci siamo riuniti in spogliatoio, scelto come luogo di transizione tra la classe e la palestra, e in cerchio abbiamo parlato dei disegni e dei giochi sugli animali. Anche in questo caso i risultati tra una classe e l'altra sono stati differenti. Per quanto riguarda la I A, la difficoltà è emersa già nel radunare la classe nello spogliatoio.

    L'attenzione era la prima cosa mancante, la confusione regnava sovrana e qualsiasi cosa contribuiva a catturare l'attenzione dei bambini. Solamente bambine, di loro spontanea volontà si sono radunate attorno a me, proprio per illustrarmi la nascita del loro disegno, di come abbiano spiegato a casa che era stato loro richiesto di disegnare un animale e di portarlo per compito all'insegnante di motoria.

    Ho percepito, dalle loro stesse parole, che hanno il gioco del disegno, come qualcosa che fosse loro imposto; hanno percepito il disegno come un compito da svolgere e quindi come un qualcosa da eseguire, non invece come un qualcosa che concedesse loro di esprimere la loro essenza.

    Aggiungo, inoltre, che il fatto che pochi abbiano raccontato a casa ai genitori del disegno sia in seguito al motivo che abbiano dovuto spiegare il perchè stessero facendo quella determinata cosa.

    Alcuni infatti mi hanno detto che non hanno neppure raccontato a casa di aver fatto un disegno. In I B, il comportamento durante il nostro piccolo faccia a faccia è stato totalmente differente.

    Mi hanno raccontato di loro spontanea volontà, che il disegno l'hanno fatto in classe, nell'ora con il maestro e anche perchè avessero scelto di disegnare un animale piuttosto che un altro. In più, hanno precisato che appena sono arrivati a casa hanno detto ai genitori di aver fatto un disegno per la maestra Ilaria.

    Le differenze sono contrastanti e le possibili cause si possono riscontrare, oltre che nell'elevata numerosità di una classe rispetto all'altra, anche alla natura stessa dei bambini.

    Questo credo che possa incidere molto sulla loro vivacità, ma dall'altra parte il loro bisogno di sfogarsi durante l'ora di motoria potrebbe essere anche in conseguenza a come viene loro impostata l'attività in aula, forse troppo scolastica quella della I A rispetto alla I B. Essendo all'interno di un ambiente scolastico, ovviamente il ruolo dell'adulto è essenziale nello studio.

    I bambini hanno bisogno degli adulti. Tra bambini e adulti si deve instaurare precocemente un legame forte e il primo legame affettivo e costituito dal rapporto fisico-corporeo e dal linguaggio che viene espresso tramite il corpo. Abbiamo preso in esame le due classi prime della scuola primaria e attraverso strumenti quali disegni, il mio diario personale e la relazione scritta dall'insegnate di ogni classe, abbiamo cercato di capire come l'espressione della personalità del bambino potesse venirne fuori.

    Attraverso il simbolismo, nell'ambito dell'educazione fisica, possiamo dunque trarre delle conclusioni su quanto possa essere un argomento centrale nella crescita del bambino in ambito ludico. In sintesi, le principali cause che rendono evidenti le differenze tra le classi sono: — pratiche: orario post pranzo sfortunato; — educativo: insegnanti più o meno attenti, capaci di interessare, dare regole e instaurare un clima di lavoro positivo; — extrascolastico: una classe più sportiva è competitiva, l'altra più coesa ed espressiva.

    Nel contesto medievale, assume una connotazione cavalleresca e l'uomo sportivo viene identi ficato nel nobile cavaliere. Ma è con Pierre Parlebas, che si comincia a riconoscere alle attivita fino ad allora ludico-sportive, il valore di attivita intesa come formativa e sociale, perchè sono proprio le situazioni ludiche che riescono a creare dinamiche di gruppo e relazioni che costituiscono il punto centrale della sociomotricità. Parlebas, Vede nell'attività ludico- sportiva, uno strumento per impostare determinate condotte che determinano il comportamento sociale.

    Ma cos'è il tanto famoso fair play, tanto nominato anche oggi nelle pubblicità sportive? Il fair play è la base perchè ogni incontro sportivo, indipendentemente dalla posta in gioco e dalla importanza della competizione, sia un momento privilegiato, una specie di festa, in cui io posso conformarmi alle regole e allo spirito dello sport stesso. E ultimo, ma non per importanza, è un vero ambasciatore del proprio sport, aiutando a far rispettare intorno a sé questi principi.

    Il fair play è il modo attuale con cui si de finisce il gioco leale. Il fair play è un modo di pensare oltre che un modo di comportarsi e incorpora i concetti di amicizia, rispetto per gli altri, e spirito del gioco. Tuttavia, ci sono fattori che costituiscono un fattore di rischio per il fair play, come l'aggressività e la violenza che oltre ad avere ripercussioni sull'individuo, possiamo anche notare nell'ora di educazione fisica a scuola, tramite appunto l'espressione corporea del bambino.

    Questi fattori provengono dall'ambiente che il bambino vive in prima persona, tra cui la famiglia, il gruppo di pari, ma anche l'intera società. Quindi ai fini pedagogici, è utile certamente impostare l'attività ludica al fairplay, ma è anche necessario indirizzare il metodo e il processo didattico verso l'orientamento ludico.

    E' il programma didattico giocosport che consente, in primis nella scuola primaria, di impostare le fondamenta dei principi dello gioco, già citati, grazie ad esperienze ludico-sportive. La scuola primaria costituisce il momento più adatto all'educazione ludico-sportiva in quanto rappresenta il momento in cui ogni bambino comincia a possedere diverse abilità, che rendano possibile sentire autonomamente il possesso di un vasto bagaglio motorio, che sviluppi quella sensazione di piacere sicurezza di sé.

    E' il momento in cui il bambino prova un senso di benessere e di entusiasmo nei confronti del gioco, in modo da scegliere, senza paranoie e nella più completa serenità, i propri obiettivi con la giusta motivazione. Il giocosport migliora le capacita psico fisiche del bambino, poiché è un'attivita motoria di base praticata in forma ludica, polivalente e differenziata che si sviluppa su abilita motorie generali.

    La famiglia e la scuola sono le due realtà educative su cui fa ripercussione in giocosport, visto che quest'ultimo si attua a scuola sui bambini, i quali poi a fine giornata, ritornano sempre nel loro nucleo famigliare. Non a caso si dice che la scuola, nell'età evolutiva, sia un po' la seconda famiglia. Senza tralasciare che, sempre a livello sociale, tramite il linguaggio del corpo e del movimento, bambini e adulti sono facilmente raggiungibili. Attraverso l'esperienza giocosport, i bambini possono vivere esperienze che possono portare a competenze necessarie nella vita; infatti rappresenta la via privilegiata per affrontare le vittorie e le scon fitte e consente di vivere esperienze che permettono di percepire i limiti fisici e mentali della persona.

    In più, costituisce anche la prima via per raggiungere i corretti stili di vita: aiuta il bambino ad aprire la sua mente, a conoscere lo spirito di appartenenza ad un gruppo e a relazionarsi con gli altri. In conclusione quindi, il giocosport si instaura in una rete sociale che vede il relazionarsi di scuola, famiglia e società.

    L' ambiente è uno spazio d'azione, creato apposta per stimolare la costruzione di competenze, abilita, conoscenze e motivazioni, ed è proprio in questo spazio di azione che si veri ficano interazioni e scambi tra alunni- sapere - insegnanti. Perchè dunque l'ambiente scaturisca le emozioni positive di apprendimento, è necessario che vi sia un clima disciplinare positivo generale, af finchè la relazione insegnate-bambino sia costruttiva.

    I signi ficati sono individuali e diventano compatibili solo dopo un accurato processo di accomodamento e adattamento, attraverso procedure di scambio, dialogo e negoziazione sociale.

    Le rappresentazioni devono allora essere multiple e complesse della realtà stessa e l'apprendimento, perchè sia costruttivo, deve essere di tipo collaborativo. Gli ambienti di apprendimento: la classe Nel paragrafo precedente abbiamo espresso che l'attribuzione di signi ficati alla realtà da parte del bambino, avviene attraverso un processo di negoziazione sociale: l'apprendimento di tipo collaborativo quindi non solo è funzionale a promuovere abilità sociali, ma rappresenta anche un ef ficace metodo di apprendimento.

    Attraverso la negoziazione e condivisione di signi ficati infatti il si attivano i processi di costruzione della conoscenza, ma si migliorano anche le prestazioni di tutti i membri del gruppo, anche di diverso livello. Punto da cui partire, se le condizioni non sono già sviluppate, è trasformare la classe da tradizionale a cooperativa. Questo per sviluppare le capacità di saper chiedere, saper ascoltare, comprendere, interpretare, saper stimolare, aprire nuove prospettive e soluzioni, incoraggiare e dare aiuto, facilitare la comunicazione, ma anche allentare le tensioni, osservare i processi che avvengono, e non per ultimo saper risolvere i vari problemi interpersonali.

    Una volta osservate queste peculiarità, si sviluppano le modalità di organizzazione del lavoro. Essere membro di una classe collaborativa, consente al bambino di raggiungere interdipendenza positiva con i suoi pari.

    I membri del gruppo fanno af fidamento gli uni sugli altri per raggiungere lo scopo, e se qualcuno nel gruppo non fa la propria parte, anche gli altri ne subiscono le conseguenze.

    FACOLTÀ DI PSICOLOGIA Corso di Laurea in. Tesi di laurea in PSICHIATRIA

    Ed è quello che ho riscontrato nella classe I B: i bambini si sentono responsabili del loro ruolo e di quello degli altri membri del gruppo. E' una classe caratterizzata dall'apprendimento cooperativo: c'è una eterogeneità dei partecipanti personale, competenze, abilità, risorse , una leadership condivisa tra i vari bambini e tutti i membri del gruppo assumono e sperimentano, a turno, ruoli diversi per far funzionare il gruppo di loro spontanea volontà.

    La dinamica di gruppo è fondamentale al fine di un buon apprendimento. Senza la creazione di una relazione di classe positiva, si rivela inutile ogni riflessione su come costruire situazioni che consentano un apprendimento efficace. Per aver chiaro il concetto di gruppo è opportuno tener presente della sua definizione più generale: un insieme di persone unite fra loro da vincoli naturali, da rapporti di interesse, da scopi o idee comuni, anche se è bene ricordare che un gruppo è qualcosa di diverso della somma delle sue singole componenti.

    Ecco perchè un gruppo, inteso come classe, deve risultare differente da un insieme di bambini casualmente riuniti: ecco perchè una classe diventa un gruppo nel quale si instaurano sentimenti di appartenenza e di interdipendenza. Infatti affinché un gruppo sia tale tra i suoi membri deve aver luogo anche il senso di integrazione e di soddisfazioni dei loro bisogni scatenati dai giochi che i bambini eseguono e un certo grado di connessione emotiva che porta i bambini a identificarsi nella classe stessa.

    Bambini che rappresentano il loro stato di leader in tutti i giochi, e che nessun altro membro mette in discussione.

    È necessario che i bambini conoscano sé stessi e chi gioca con loro, le aspettative, i desideri, i problemi, i sogni, le paure, i pregi e i difetti.

    Bisogna che i vari soggetti coinvolti si accettino gli uni con gli altri, compreso chi è visto come "diverso". Ecco che in questo caso, la classe dovrebbe avere un obiettivo comune riconosciuto da tutti i membri.

    È importante che ognuno abbia la possibilità di esprimere ed affermare la propria originalità e creatività facendo in modo che le differenze siano vissute come complementari e non come inconciliabili. Il gruppo-classe rappresenta per il bambino la prima struttura sociale dopo la famiglia. La classe a differenza della famiglia, non rappresenta quella struttura rigida, che non permette scambi, e dove vi ci si rifugia nei momenti di difficoltà: tutte queste emozioni citate non dovrebbero invece instaurarsi in classe, dove i bambini iniziano a fare esperienza della socialità e della loro capacità di relazionarsi.

    I bambini delle classi I A e I B Ruolo centrale dello studio dell'elaborato è di appartenenza dei bambini. Già dopo una prima visione, dei dati sopra riportati, possiamo notare che la classe I A, è senza dubbio più numerosa, ma è anche dominata da una maggioranza notevole di componenti femminili. Al contrario, la classe I B, è meno numerosa e presenta una uguaglianza in termini di genere.

    Forse è proprio l'attività sportiva che svolgono che veste il ruolo di terapeuta della vivacità. Questa ipotesi è nata confrontando le due classe: nella I B, solo pochi soggetti si rappresentano iperattivi, mentre in I A, il numero cresce.

    Sono bambini che rappresentano un po' l'epoca in cui viviamo: saltano, corrono, non stanno mai fermi, si sottraggono ai discorsi, rappresentano un po' le lancette di un orologio, che continuano sempre ad andare avanti e si fermano solamente quando c'è una problematica. Ecco perchè ogni tanto, occorre fermarsi, parlare, ascolarli: il lavoro che ho svolto appunto, si è basato su attività che cercassero di cogliere le varie sfacettature di tutti i bambini, in diverse proposte di gioco, dal racconto narrato, e quindi più lento in cui si necessita di un elevato grado di attenzione, al gioco tradizionale, in cui il movimento tattico e veloce è la chiave della vittoria.

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    Informazioni per l'uso e il collegamento attraverso Proxy Piazzale Europa,1 Trieste, Italia - Tel. IVA - C. Generale Europa. Ci sono serial killer da sempre. Io credo che il problema sia la mente umana e la sua evoluzione nel corso della vita di un individuo. I videogiochi non fanno male, e lo hanno ribadito molti studiosi e molti psicologi a riguardo.

    Ovviamente il troppo stroppia come per qualsiasi cosa, esempio: se io mi mangio 5 porzioni di dolce è normale che dopo mi sento male. Io mi sono riferito a vari casi di cronaca e a vari studi scientifici. Anche per quanto riguarda la domanda che lui si pone: su tutte le persone che avevano riscontrato problemi in seguito ai videogiochi, non solo casi di violenza, ma anche di attacchi epilettici, o di eccessiva asocialità, è stato dimostrato che tutti i soggetti studiati avevano problemi precedenti, o problemi di tipo mentale, oppure casi di maltrattamenti da parte di familiari, bullismo, o roba simile.

    Uno degli esempi più lampanti è quello della strage della Columbine, che penso conoscerete, in cui i due ragazzi avevano chiaramente problemi sociali, specialmente a causa delle famiglie. Una sorta di capro espiatorio.

    Ad esempio, come è possibile che i due ragazzi della Columbine avessero avuto accesso a pistole, fucili, e bombe a mano? Oppure, se pensiamo al maniaco della strage di Oslo, perchè ho visto servizi che parlavano di COD e nessuno che riflettesse su come avesse ottenuto un fucile che sparava proiettili al fosforo, banditi dalle guerre da convenzioni internazionali, oppure di come quel pazzo potesse essere stato influenzato da ideologie di estrema destra e di stampo cattolico diceva di essere il salvatore della chiesa, contro il papa!

    Questo forse perchè la gente ha smesso di giocare per divertirsi, quello che era un mezzo per divertirsi ora è lo scopo si gioca per giocare quindi a questo punto tutto ad un tratto quello che ho davanti non è un momento di godimento, ma è la mia vita e nella mia vita posso prendere un fucile e sparare a qualcuno.

    Credo che super mario induca più violenza e volgarità di GTA… emh se non siete bravi con i platform e morite ogni due per tre mi capirete xD Comunque credo che la violenza sia insita nel giocatore e non proviene certo dal gioco!

    Che la violenza dei videogiochi possa far scaturire reazioni violente a persone predisposte a confondere realtà e immaginazione mi pare fuori discussione. Siamo sommersi da finta violenza al cinema e alla tv, per non parlare della violenza VERA che ci viene sputata fuori ogni sera al telegiornale. In alternativa giocare online a qualsiasi gioco competitivo porta agli stessi risultati lol.

    Il videogioco per me non è la causa principale, ma una causa accessoria, una specie di catalizzatore. Spero di essere stato utile, perdonatemi la prolissità e i paroloni da dottorone del cazzo, ma era per essere il più chiaro possibile!

    Non bisogna dimenticare inoltre che la violenza nei videogiochi di 10 anni fa è decisamente diversa da quella di adesso, se magari un tempo i videogiochi erano violenti quasi esclusivamente nei contenuti adesso lo sono anche visivamente grazie ad una grafica molto dettagliata e realistica.

    Occorre aver fatto il login per inviare un commento. Mistereme3 16 Nov , at Effettua il login per rispondere. Ryo Narushima 16 Nov , at Zangetsu87 16 Nov , at OGF 16 Nov , at Ciccu 16 Nov , at TreBefde 16 Nov , at Il Giubba 16 Nov , at


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